Pensiero di settembre

1 09 2010

“Da quando nella nostra Francia ci si è messi a filosofare,  intromettersi in tutti i fatti della ragione e a non voler dar più credito alla verità, la magia e molte altre cose hanno perduto il loro pregio. I sortilegi, i filtri, gli incanti tanto celebri un tempo e così temuti dai nostri avi, non hanno più chi li tenga in stima. Si gabbano gli zingari che dicono la buona ventura, non si cerca più chi sa far le carte, ci si beffa persino di quelli più a nel leggere l’avvenire in un bianco d’uovo o nella colatura del caffè”. Osservazioni di Jean-Pierre Claris de Florian. Per Rosalba. Ah, la magia… e molte altre verità. Chissà, quest’autunno, forse…

(Jean-Pierre Claris de Florian, Rosalba, Sellerio editore, Palermo)



Tajabone

30 08 2010

In attesa dei film del festival di Venezia. In attesa soprattutto del film di Salvatore Mereu. Ricordate? Ballo a tre passi, ma soprattutto, Sonetàula, straordinario racconto sul banditismo sardo. Aspettando con curiosità, un film girato con 10.000 euro. Tajabone. Scritto da 5 ragazzi di 13 anni. Nato in collaborazione con le scuole medie di due quartieri “non facili” di Cagliari. In attesa dunque di quello che Abdullah Seye, Angelica Argiolas, Sara Portoghese, Andrea Amhetovic e Erica Spissu, vogliono dirci. Guidati dalla mano felice di Mereu, che si dichiara lui stesso sbalordito per la selezione in concorso. Per la cronaca, nella sezione Controcampo italiano. Forse alla mostra del cinema di Venezia non c’è mai stato un film con un badget inferiore. Felice, Mereu, soprattutto per la realizzazione di un progetto che “sembrava impossibile”. E noi aspettiamo di sapere, cosa questi ragazzi hanno da raccontarci sulle loro vite, cosa soprattutto hanno da svelarci sul tema che hanno scelto, che è quello dell’amore. Fra gli attori ragazzini anche rom e senegalesi. E chissà che non arrivi finalmente da loro la risposta al grido di Auden. La verità, vi prego sull’amore. In attesa dunque di Tajabone, che, leggo, è anche il titolo della canzone che chiude il film. E che è una festa musulmana. Il giorno dell’accoglienza, giorno in cui gli angeli scendono sulla Terra per sapere degli uomini… La verità, dunque, sull’amore…



Fiabe

27 08 2010

Ancora, tornando. Ripensando alla piccola chiesa di Santa Maria di Castellabate, e alla sua santissima protettrice. La Madonna del Mare. La cui casa non poteva che posarsi lì, sul limite della spiaggia, con la sabbia che arriva d’estate bollente fino alle sue mura e d’inverno, immagini, vi arriva anche l’acqua gelida delle mareggiate. Appena più a sud, della casa dell’altra Maria, quella che è arrivata addirittura da Costantinopoli, su un’onda che l’ha sospinta fin sul promontorio di Agropoli, e lì l’ha lasciata, a proteggere la vita dei marinai. Sicuramente dall’una all’altra casa, quella lassù in alto, questa quaggiù in basso, le due Marie si parlano. Magari la notte di nascosto s’incontrano. E quando tutto si sono dette della giornata della loro gente, si scambiano, ne sono certa, il racconto di fiabe. Ne ho letta una anch’io, nel libro trovato aperto sul leggio della chiesa sulla spiaggia, nella piccola navata di destra, quella dell’adorazione. Parlava di Gesù che, seduto in riva a un lago, circondato da tanti bambini, iniziò col raccontar loro una fiaba… C’era una volta...



Ritornando. Fiori di tulle…

23 08 2010

Ritornando. Da Santa Maria di Castellabate. Portando negli occhi il volo di colori di una teoria di balconi infiorati di batuffoli di tulle. Veli, come bomboniere lasciate a dondolare nell’aria di sale. E ricordare, ascoltata nel piccolo locale affacciato sulla strada, all’ombra di quelle aiuole aeree, la storia di Ginetta. Alla quale la vita troppo presto ha portato via l’uomo. Lasciandola sola, con cinque figli e i genitori di lui, come Lari da curare. E sarebbe potuta impazzire, Ginetta, che in quei giorni terribili più non sapeva. Non sapeva cosa fare, non sapeva come fare. Non sapeva chi era. Non sapeva più quale fosse lo zucchero e quale il sale. E che si era arrabbiata moltissimo quando si è vista arrivare il bigliettino delle suore, quelle, lassù, che curavano l’asilo degli orfani. Ginetta, diceva il biglietto, vuoi fare qulcosa per noi? Vuoi aiutarci?… Aiutarle! proprio lei, che non aveva nulla, ora che aveva perso anche il suo amore e aveva cinque figli e i genitori di lui a cui pensare. Che sfrontate! Ginetta, si era proprio arrabbiata moltissimo. Ma poi qualcosa è successo… Leggi il resto dell’articolo »



Dubbi…

14 08 2010

Potere delle istituzioni o potere del giornalista? Se lo chiede Rosa Mancini, studentessa di Urbino. E la domanda non è per nulla oziosa. Leggete un pò, così, aspettando ferragosto…


“Alcuni giorni fa in redazione mi chiesero di fare un’analisi statistica su quanti sequestri di immobili abusivi sono stati effettuati  nell’anno 2010 a Napoli. Quindi: quanti abusi? quanti sequestri?   tipologia di abuso e  zone più a rischio. Il giorno successivo mi misi immediatamente all’opera e andai alla Procura della Repubblica di Napoli. È da li che partono tutte le direttive, si decide dove demolire e perché demolire. Ma, il Procuratore aggiunto incaricato per la questione abusivismo edilizio, non c’era: era in ferie!. Peccato, un vero peccato…strano! visto che il 18 agosto gira voce che a Procida ci sarà un nuovo abbattimento di una casa ad uso abitativo. .e visto che nei giorni scorsi sono state ordinate altre demolizioni a Napoli, in particolare nel quartiere di Pianura. Leggi il resto dell’articolo »



Trent’anni fa, memorie…

31 07 2010

Fra due giorni, trent’anni fa, la strage di Bologna. La madre di tutte le stragi. Che ricordiamo, con lo sguardo di questa bambina, Angela Fresu, tre anni, morta con la madre, nell’esplosione letteralmente dissolta. E con le parole di Daniela Morandini, che quel giorno era lì…

“Trent’anni fa. Sotto alle Torri, un silenzio surreale e tanta polvere. Una nebbia bollente che saliva di corsa da via Indipendenza. Poi le urla delle sirene. Era scoppiata una bomba alla stazione. Ventitré chili di esplosivo in una borsa, nella sala d’aspetto di seconda classe. “Una caldaia” tentavando di dire le prime voci ufficiali. Le ambulanze non bastavano. I feriti, furono portati in ospedale anche con gli autobus e con i taxi. Insieme con i pompieri, si scavava con le mani fra le macerie bollenti. I feriti erno duecento. I morti ottanta. Tra loro, Maria e Angela Fresu, ventiquattro e tre anni. Maria, la madre, evaporò nella voragine: di lei non si trovò mai più nulla. Andrea Zanzotto la ricorda ancora: ‘E il nome di Maria Fresu / continua a scoppiare / all’ora dei pranzi / in ogni casseruola / in ogni pentola / in ogni boccone / in ogni / rutto-scoppiato e disseminato- /in milioni di / dimenticanze, di comi, bburp’. I mandanti invece non si ricordano. Perché ancora non si conoscono. Lunedì alla commemorazione non salirà sul palco nessun politico. Dal 1993 Bologna li ha sempre fischiati”.

Per ricordare ancora, portandoci dentro quel ricordo e questo sguardo. E buone vacanze  tutti.



Sirene

30 07 2010

Per salutare luglio, con un tuffo nell’acqua. Storia, anche questa, di follia e di rimpianto, scritta in punta d’onda… Come la racconta Daniela Morandini.

“Uscì dall’acqua e si sedette su uno scoglio. Era un pò stanca. Guardò le barche che, pian piano, uscivano per la pesca. Non erano molte. Sempre belle, però. Con i loro marinai. Le reti arrotolate a poppa. Le lampare ancora spente. Si mise a contarle. Una due tre quattro… Blu con la riga gialla, verde con un occhio celeste, rosa come una rosa. Cinque sei sette otto… Mentre il sole scendeva dietro alla montagna, le luci delle case si accendevano, una alla volta. Là, vivevano gli uomini, con le loro donne e i loro bambini… Quando il sole si nascose dietro alla montagna, sentì un pò freddo. Una volta non le succedeva. Quanti giorni in acqua aveva passato con il Professore. Quante navi aveva visto schiantarsi! Quante città aveva visto nascere! Quante tempeste aveva superato! Ora quella riga sottile sulla fronte, le ricordava tutti i secoli che erano passati… Ma poi alzò le spalle e, con un colpo di coda, si ributtò in mare”.



Itinerari…

29 07 2010

Invito a un viaggio. In una delle realtà più vivaci che possiate immaginare. Parola di Giuseppe Marcenaro. Che dopo, si immagina, attenti sopralluoghi nello spazio e nel tempo, traccia per noi un percorso a spasso per quel territorio “oltre” che sono i cimiteri. Sì, proprio così, in quei luoghi dove, assicura, tutto si svolge sotto mentite spoglie. Narratore di rara finezza, Marcenaro, riesce a condurci per mano, fra lapidi e ossari, riempendoci gli occhi e l’anima del palpitare dei vivi. I vivi che furono. I vivi (ma ne siamo sicuri?) che siamo. E così, seguendolo, trascinati contro corrente lungo la spirale dello spazio e del tempo, ci vengono incontro Rimbaud, Valéry, Rasputin e gli esuli di Madre Russia, Foscolo, Billy the Kid e Calamity Jane, Poe e tutti i poveri morti degli ossari sul fianco di Poggioreale, e tanti altri ancora. E tutta la folla di uomini e donne che nutrirono, o portarono via, il loro tempo… Ciascuno racconta la propria storia, e sono tutte, è proprio così, storie di rimpianti e di follie. E tutti insieme tessono la folle trama che compone il mondo. Quello loro e questo nostro. Che è poi la stessa cosa…

Narratore di rara forza, Marcenaro. Ci prende per mano e non ci molla più. Strappandoci sorrisi, a volte. Portandoci, a volte, sul confine del pianto. Riesce a confonderci e, quasi in ipnosi, ci si lascia condurre fino all’ultima stazione, di questo viaggio impossibile, a rendere omaggio, noi vivi (ma alla fine ne siamo ancora sicuri?), ad ognuno dei suoi vivissimi morti. Confermando così quello che noi, che di non luoghi viviamo, abbiamo sempre sospettato. Che cioè a volte tornano, quelli che si sono nel passaggio smarriti. E che i più rimangono fra noi, acquattati nelle nostre teste e nei nostri cuori, pronti a sbucare fuori. Da una foto, da un quadro, dalla polvere di un libro, da un graffio sulla pietra…

Giuseppe Marcenaro, Cimiteri, storie di rimpianti e di follie, ed Bruno Mondadori



Bella ‘mbriana

26 07 2010

… e’ che forse per vederla bisogna aspettare la luce tranquilla che anticipa il tramonto. Quando anche lei un poco si acquieta, dopo tutto il lavorare del giorno. Su e giu’, su e giu’ per la casa, avanti e indietro, avanti e indietro, perche’ nessuno con animo cattivo si avvicini. Ed e’ l’aria che fa respirare le mura, ed e’ la linfa che nutre le foglie del giardino. Lo spirito buono che abita le case. Finche’ nessuno l’offenda. Finche’ ancora si abbia premura di lasciare a tavola un posto per lei. Bella ‘mbriana. Che gioca a nascondersi come vento fra le tende…  Tradita, vedete?, dal raggio inclinato di sole che ora la trafigge… Ma attenti, attenti a non disturbarla. Solo, si puo’, a bassa voce, soffiare un saluto… Bonasera bella ‘mbriana mia, / rieste appiso a ‘nu filo d’oro /aspettanno ‘o tiempo asciutto / bonasera a chi torna ‘a casa c’o’ core rutto…

foto di Daniela Morandini



Voli

25 07 2010

Un volo, per questa domenica di fine luglio. Su ali di versi.

Si può di sublime vibrare / origliando il verde sudore / dell’erba.

A trasmutarsi fiore / fragilmente

Grazia Frisina