Pensiero di settembre

1 09 2010

“Da quando nella nostra Francia ci si è messi a filosofare,  intromettersi in tutti i fatti della ragione e a non voler dar più credito alla verità, la magia e molte altre cose hanno perduto il loro pregio. I sortilegi, i filtri, gli incanti tanto celebri un tempo e così temuti dai nostri avi, non hanno più chi li tenga in stima. Si gabbano gli zingari che dicono la buona ventura, non si cerca più chi sa far le carte, ci si beffa persino di quelli più a nel leggere l’avvenire in un bianco d’uovo o nella colatura del caffè”. Osservazioni di Jean-Pierre Claris de Florian. Per Rosalba. Ah, la magia… e molte altre verità. Chissà, quest’autunno, forse…

(Jean-Pierre Claris de Florian, Rosalba, Sellerio editore, Palermo)



Itinerari…

29 07 2010

Invito a un viaggio. In una delle realtà più vivaci che possiate immaginare. Parola di Giuseppe Marcenaro. Che dopo, si immagina, attenti sopralluoghi nello spazio e nel tempo, traccia per noi un percorso a spasso per quel territorio “oltre” che sono i cimiteri. Sì, proprio così, in quei luoghi dove, assicura, tutto si svolge sotto mentite spoglie. Narratore di rara finezza, Marcenaro, riesce a condurci per mano, fra lapidi e ossari, riempendoci gli occhi e l’anima del palpitare dei vivi. I vivi che furono. I vivi (ma ne siamo sicuri?) che siamo. E così, seguendolo, trascinati contro corrente lungo la spirale dello spazio e del tempo, ci vengono incontro Rimbaud, Valéry, Rasputin e gli esuli di Madre Russia, Foscolo, Billy the Kid e Calamity Jane, Poe e tutti i poveri morti degli ossari sul fianco di Poggioreale, e tanti altri ancora. E tutta la folla di uomini e donne che nutrirono, o portarono via, il loro tempo… Ciascuno racconta la propria storia, e sono tutte, è proprio così, storie di rimpianti e di follie. E tutti insieme tessono la folle trama che compone il mondo. Quello loro e questo nostro. Che è poi la stessa cosa…

Narratore di rara forza, Marcenaro. Ci prende per mano e non ci molla più. Strappandoci sorrisi, a volte. Portandoci, a volte, sul confine del pianto. Riesce a confonderci e, quasi in ipnosi, ci si lascia condurre fino all’ultima stazione, di questo viaggio impossibile, a rendere omaggio, noi vivi (ma alla fine ne siamo ancora sicuri?), ad ognuno dei suoi vivissimi morti. Confermando così quello che noi, che di non luoghi viviamo, abbiamo sempre sospettato. Che cioè a volte tornano, quelli che si sono nel passaggio smarriti. E che i più rimangono fra noi, acquattati nelle nostre teste e nei nostri cuori, pronti a sbucare fuori. Da una foto, da un quadro, dalla polvere di un libro, da un graffio sulla pietra…

Giuseppe Marcenaro, Cimiteri, storie di rimpianti e di follie, ed Bruno Mondadori



Donne di carta

5 07 2010

Donne di carta. Pagine di libri. Che si schiudono e ad alta voce si pronunciano. Raccontandosi e raccontando. Cosi’ il libro diventa corpo. Diventa carne e sangue che scorre nella parola viva. Io sono… La signora delle Camelie, Alexandre Dumas, ad esempio… Io sono… Danubio, Claudio Magris…Io sono… La Costituzione Italiana... Si presentano, prima di pronunciarsi, le donne di carta. Chi sono? Persone. Che imparano a memoria brani di libri, per poi andarli a raccontare a chiunque voglia godere del piacere di ascoltare. Pagine, che hanno scelto di imparare per conservare dentro di se’. Perche’ un libro e’ al sicuro solo dentro di noi. Parola di Sandra Giuliani, direttrice della casa editrice “Il caso e il Vento”. Che ha fondato in Italia l’associazione delle Donne di carta. I libri, al sicuro solo dentro di noi. Ricordate? Fahreneiht 451, il romanzo di Ray Bradbury. Il racconto di un mondo allora solo (?) futuribile, dove era da punire chiunque si fosse macchiato del reato di lettura. E dove i libri erano da bruciare. In quel mondo allora immaginario tutti i cittadini dovevano rispettare la legge, che stabiliva che per informarsi e istruirsi era necessaria e sufficiente la televisione. Via, via, tutti gli altri, inutili mezzi di comunicazione. La televisione che, sola, poteva stabilire cio’ che era giusto e cio’ che era sbagliato. Un’ossessione. Rotta dall’incontro con un gruppo di uomini, fuggiti da quel mondo, che, sulla riva di un fiume, tramandano memorie letterarie. Loro che, per salvare i libri, li avevano tutti imparati a memoria…  Leggi il resto dell’articolo »



Oh, cos’è quel rumore?

25 06 2010

Oh, cos’è quel rumore lancinante / giù nella valle, un rullare, un rullare? / Nient’altro che i soldati in marcia, cara, / i soldati scarlatti. /// Oh, cos’è quella luce che mi abbaglia / in lontananza come un lampo, un lampo? / Non è che il sole sulle armi, cara, / mentre avanzano svelti. /// Oh, che fanno con tutti quegli arnesi, / cosa faranno stamane, stamane? / Solo manovre, come sempre, cara, / o forse è un segnale. /// (…) ( Oh, cos’è quel rumore? da W.H. Auden, La verità, vi prego, sull’amore, 1995, Piccola Biblioteca Adelphi )



Un sogno africano

21 06 2010

Ascoltando, dell’annuncio di novecentomila firme raccolte per il referendum per l’acqua pubblica. In attesa che diventino un milione. Per dire, contro il decreto Ronchi che apre alla gestione privata delle risorse idriche, che L’acqua non si vende. Ripensando, a una notizia e a una bella storia che arrivano dal Burkina Faso, di là dal Mare Nostro e ancora, ancora più giù, nell’Africa sub-sahariana. Dove il governo ha fatto un bel dietro front sulla privatizzazione dei sistemi idrico ed elettrico del paese. Dove da tempo il Fondo Monetario Internazionale sta premendo, come su altri governi africani, per affidare a privati la gestione dell’acqua (e privati significa multinazionali straniere). L’acqua, l’oro blu. Sarà il bene prezioso intorno al quale si combatteranno le guerre del futuro prossimo, non a caso le multinazionali se ne stanno impossessando. E dall’Africa assetata, oggi, ci arriva il buon esempio di un battaglia di civiltà vinta. Dal paese di Thomas Sankara, dove forse il suo sogno non è stato dimenticato. Sankara. Ricordate? Qualcuno lo chiamava anche “il presidente in bicicletta”… Leggi il resto dell’articolo »



Un’idea di letteratura

18 06 2010

Un’idea di letteratura. Di Herta Muller. Da una conversazione con Gabriella Lepre, diciannove anni fa. Ora diventata libro.

“Secondo me un atteggiamento politico è importante per ognuno, autore, avvocato, medico, attore o ingegnere che sia. Non è pensabile l’etica, al di là di un’etica politica. L’etica politica non è altro che la trasposizione della propria etica personale nel mondo in cui si vive. La politica impregna la vita di tutti noi, per questo credo che senza un’etica politica non ci possa essere nemmeno un’etica individuale, personale. Penso che ci sia solo una morale e non resta che applicarla alle proprie esperienze. Con la letteratura è la stessa cosa: anche nella finzione c’è un’etica che non è altro che il prolungamento della morale personle. Il disinteresse verso la politica per me è uguale alla paralisi di tutte le capacità di un individuo, persino della sua fantasia. Se un giorno non dovessi più avere interesse per quello che mi accade intorno, e se non dovessi più prendere posizione, allora non avrei più niente da dire, nemmeno a me stessa”. (Gabriella Lepre, Herta Muller, Un incontro italiano. ed. Avagliano) E per ascoltare: http://www.radio.rai.it/radio1/inviatospeciale/index.cfm



Pensiero di giugno

4 06 2010

“Venga, presto. / Presto, mi dia un poco della sua forza. / Venga nel mio viso”. Silenzio, e poi... 11 giugno 1995, da C’est tout. Scorrendo, sui pensieri, di Marguerite Duras. Oggi, pensiero di questo giugno, che ancora non sa, se correre verso l’estate. O ancora irrigidirsi in folate d’inverno.



Mare nero

30 05 2010

“In un racconto de Le mille e una notte si legge che la Terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo. Questa folgorante visione degna di un poeta, assume al giorno d’oggi pieno significato, dal momento che sappiamo, ancora più del narratore arabo del Medioevo, a qual punto la terra e gli animali avessero ragione di tremare”. Lo scriveva Maurguerite Yourcenar. Chi sa se lo spirito delle bestie scenda giù sotto terra, ( dalla raccolta Il tempo, grande scultore, Einaudi). Rileggendo, ora che la marea nera ha trasformato uno spazio enorme di mare in acqua morta, ora che terra morta sono diventati i suoi fondali. E tutto quel nero petrolio, chissà quanti esseri della terra, dell’aria e dell’acqua ha ucciso e continuerà a uccidere. Morire di mala morte. Nei nostri oceani. “Dove il pesce è sacrificato ai petrolieri”, ancora da Il tempo… Rileggendo, e ripensando ai versi dell’Ecclesiaste a cui rimanda il titolo dell’articolo della Yourcenar : Chi sa se lo spirito dell’uomo salga in alto,/ e quello delle bestie scenda giù sotto terra?  Davvero, sappiamo…?



Inciampando…

21 05 2010

Inciampando in un verso del Viaggio all’inizio delle notte… “Ci sono per il povero a ’sto mondo due grandi modi di crepare, o con l’indifferenza dei suoi simili in tempo di pace, o con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra. (…)” . Céline, naturalmente…



Silenzi

25 04 2010

25 aprile. Festa della liberazione dall’occupazione nazi-fascista. Sessantacinque anni dopo. Invito a leggere “Storie di una staffetta partigiana” di Teresa Vergalli. Aprendo magari, a caso, a pagina 201, per ricordare protagoniste dimenticate. Le donne. Che solo nella provincia di Reggio Emilia, ricorda l’autrice, sono state 1188, su 9554 patrioti e partigiani. 1188, e molte neppure considerate, in quell’elenco. Le donne, lasciate nell’ombra. Una pagina, anzi pagine e pagine, tutte da riscrivere. “Non c’è soltanto la considerazione che finalmente molti riconoscono che la lotta partigiana non sarebbe stata possibile senza le donne. Le armi le trasportavano loro, i rifugi li offrivano loro, le vettovaglie e i vestiti altrettanto. Senza contare il prezioso sostegno morale. Finita la guerra le combattenti e le fiancheggiatrici non hanno vantato nulla, sono rimaste troppo spesso in silenzio. Credo che in silenzio siano rimaste soprattutto quelle che hanno pagato il prezzo più alto, le torturate, le imprigionate, le violentate”. (Teresa Vergalli, Storie di una staffetta partigiana, Editori Riuniti)