Leggendo dell’ultimo tremendo atto della Controriforma che avanza… pensando a un gruppo, nel quale unirsi per restare vicini, e provare a difendersi l’un l’altro, oggi che vogliono immolarci all’altare di chi disprezza a tal punto la vita da volerne rendere insopportabile e orrendo il momento altrimenti sacro della morte… Lo si potrebbe definire club, che è già cosa che mette almeno un pò d’allegria. Club “Liberi di Vivere, Liberi di Morire“, ad esempio. Pensiamoci.
… e stamani sono già un folla di grida… rilanciate da un lato all’altro, da un lato all’altro del quadrilatero segnato dalle facce di palazzi. Si incrociano, si scontrano, scambiano traiettorie… da un lato all’altro tessendo passi di danza di streghe… e grida di sabba… Ancora voli, padroni di questo pezzo di cielo… che si macchia di bianco… d’ali distese…
Eccolo. L’ho visto. Nel sole. Diritto sulle zampe, dove il parapetto del terrazzo sul palazzo si sporge in uno slargo. Muto. Guardando qualcosa lontano. Forse un orizzonte perduto. Forse niente. Poi allarga le ali e l’ombra taglia l’aria sul giardino. Poi torna. E di nuovo è dritto sulle zampe, accanto all’antenna. Ancora muto… Ma ecco, di nuovo, quell’urlo. Ora che la luce si abbassa e in un salto è già buio. E la sua voce è di gatto straziato. In fuga su rotte bastarde. Ma è ancora qui. E ancora grida. E la notte è appena cominciata.
Ancora, nel buio. Grida. Di gabbiani. Che urlano. Squarciando la notte. Grida paurose di strazio infinito. Di ali spezzate. Che urlano il rimpianto del rumore del mare. E un dolore impossibile da narrare. Impossibile da acquietare. E anche quando la notte sfocia nell’alba, la luce è ancora paura. Di prigioni di gabbie di cemento.
Ricordando don Giuseppe Diana. Ucciso 15 anni fa dai killer della Camorra di Casal di Principe. In questo documento le parole che lo hanno condannato.
“Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandandti delle organizzazioni di camorra(…) La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica della società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorzioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scorggerebbero l’imprenditore più temerario;
Pensiero di metà marzo. Fuggendo dal frastuono di troppe parole. Inseguendo Alda Merini.
“I poeti lavorano di notte/quando il tempo non urge su di loro,/quando tace il rumore della folla/ e termina il linciaggio delle ore./ I poeti lavorano nel buio / come falchi notturni od usignoli / dal dolcissimo canto / e temono di offendere Iddio / ma i poeti nel loro silenzio / fanno ben più rumore / di una dorata cupola di stelle”.
Pensiero di metà marzo, accompagnato da un desiderio. Piuttosto pressante. Di poeti e di poesia.
“New York. Bagliore di vetri che incanta. Città verticale. Foresta di linee. Rette che nascono da un punto della terra e fuggono verso l’alto, oscurando il cielo. Dita di cemento e vetro che pretendono di toccare l’infinito. Una sfida oscena che ha il sapore della bestemmia. Di scommesse già perse. Un’incantata foresta di specchi. Dove la propria immagine può moltiplicarsi all’infinito, e non c’è nulla di più esaltante. Ma dove si può anche rischiare di diventare meno del niente che nello smarrimento si teme di esere già diventati. Ah, New York! Anche a me che tanto l’ho amata, dove in tante occasioni ho cantato e ballato e gioito, a volte è sembrata solo ombra cupa di grattacieli. L’ho vista anch’io perdere la consistenza della materia e trasformarsi in linee aeree di suono acuti. Come tracce di note in fuga scappate via dal pentagramma. Un’eco surreale delle grida che muoiono, appiattite sull’asfalto”. da Angela, angelo, angelo mio… New York. A proposito di fughe…
Leggendo dell’Italia della libera caccia che dovrebbe venire fuori dalla controriforma in discussione nella commissione Ambiente del Senato. Un ritorno al Medioevo, che cancellerebbe equilibri faticosamente raggiunti nel decennio passato. Vengono in mente le parole di Marguerite Yourcenar, che ricorda che in un racconto de Le mille e una notte si legge che “la Terra e gli animali tremarono il giorno in cui Dio creò l’uomo”. Visione folgorante, “oggi che sappiamo a qual punto la Terra e gli animali avessero ragione di tremare”. E quanto possono ancora tremare davanti a quest’ultima oscenità che il regime contemporaneo prova a partorire…
C’è sempre qualcuno che guarda da un’altra riva… E da quanti e quali punti di vista una storia può essere raccontata? Sguardi che non hanno nessuna presunzione d’oggettività,
ma non per questo meno lontani dal vero. Anzi.
Ascoltare, indagare le voci dell’altra riva, anche quando
non pronunciate, è un modo per provare a rompere la gabbia
che ci si stringe intorno quando il linguaggio quotidiano s’impoverisce: parole d’ordine, luoghi comuni che diventano luoghi di contenzione.
C'era una volta e c'e' ancora adesso.
su Radio Uno, le fiabe reinventate da Francesca de Carolis e Daniela Morandini.
Un un modo per riflettere, con quella leggerezza che piaceva a Calvino, sulla realta', sulla cronaca, su quello che accade.
Un viaggio da fare insieme con gli ascoltatori, protagonisti con le loro storie, i loro mondi e le loro interpretazioni.
e per riascoltare le puntate andate in onda:
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