Waterboard, per esempio…
24 04 2008
Dal video di Amnesty International sulle torture negli interrogatori dei presunti terroristi.
“Una crudeltà consacrata dall’uso nella maggior parte delle nazioni è la tortura del reo mentre si forma il processo, o per constringerlo a confessare un delitto, o per le contradizioni nelle quali incorre, o per la scoperta dei complici, o per non so quale metafisica ed incomprensibile purgazione d’infamia, o finalmente per altri delitti di cui potrebbe esser reo, ma dei quali non è accusato.Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, né la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch’egli abbia violati i patti coi quali le fu accordata… Quale è dunque quel diritto, se non quello della forza, che dia la podestà ad un giudice di dare una pena ad un cittadino, mentre si dubita se sia reo o innocente? Non è nuovo questo dilemma: o il delitto è certo o incerto; se certo, non gli conviene altra pena che la stabilita dalle leggi, ed inutili sono i tormenti, perché inutile è la confessione del reo; se è incerto, e’ non devesi tormentare un innocente, perché tale è secondo le leggi un uomo i di cui delitti non sono provati. Ma io aggiungo di piú, ch’egli è un voler confondere tutt’i rapporti l’esigere che un uomo sia nello stesso tempo accusatore ed accusato, che il dolore divenga il crociuolo della verità, quasi che il criterio di essa risieda nei muscoli e nelle fibre di un miserabile. Questo è il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti. Ecco i fatali inconvenienti di questo preteso criterio di verità, ma criterio degno di un cannibale, che i Romani, barbari anch’essi per piú d’un titolo, riserbavano ai soli schiavi, vittime di una feroce e troppo lodata virtú.”
di Cesare Beccaria, cap.16, Della tortura
ed. U.Mursia & C.








Una sola, semplice, serie di domande: cosa davvero hanno di così “civile” gli Stati Uniti d’America? Cosa possono insegnarci? Perché dobbiamo sempre riferirci a loro? Cosa hanno di meglio gli americani degli USA rispetto a un qualsiasi popolo stanziato nella vecchia Europa? E non mi pongo tali questioni da oggi bensì da quando, nel lontano 1983, ho trascorso un mese in New Jersey, nella provincia tanto lontana dalle mitiche grandi città delle due coste… A Florham Park e dintorni non credo proprio che gli abitanti siano tanto inquieti o disgustati riguardo al waterboarding…
Salutoni!
Rimangono il paese di Hermann Melville, ad esempio, e la sua Balena Bianca, di biblica potenza…
Ok, Francesca… Anche il paese di Hemingway, che amo tantissimo, e di Scott Fitzgerald… Ma io guardo all’America “profonda”, che non sa -e nemmeno si preoccupa di sapere- dove sia la Siria, ad esempio, finché non ci pensa il Bush di turno a trovare la scusa per attaccarla militarmente… Melville, Hemingway, Scott Fitzgerald e splendida compagnia non possono farmi dimenticare che l’America di oggi è un popolo multicolore sì, ma a chiacchiere (il razzismo c’è, eccome!), che ha paura, paura instillata da chi vuole che gli States continuino a sentirsi accerchiati per giustificare ogni stupro del diritto internazionale, e che è fortemente ignorante. Ci sono ovviamente eccezioni, ma non penso che noi europei, genitori, possiamo o dobbiamo imparare qualcosa da loro, nostri figli… Oppure duemila anni di storia e cultura valgono meno di duecento? Noi sappiamo cosa è la guerra perché l’abbiamo scelleratamente nutrita nel nostro grembo per lunghi secoli, abbiamo fatto tanto male ma anche tanto bene, come -ad esempio- capire che era ora di smetterla con le carneficine. Loro, no. Loro ancora giocano ai cowboys e agli indiani… Scusami, ma non ce la faccio a vederli solo come la patria di tante belle teste, forse perché ne ho conosciute alcune che rappresentano quell’americano “medio” che -purtroppo- si sente sempre lo sceriffo del globo… e che Beccaria non sa neppure chi sia.